Il diamante blu “Hope” tra fascino e maledizione

Copia del diamante blu HopeIl diamante ovale “Hope” di 45 carati è stato sino ad ora il più grosso diamante blu conosciuto. Come per i suoi illustri compari, anche questo venne venduto, rubato, tramandato in eredità e tagliato di nuovo. Oggi appartiene alla Smithsonian Institution di Washington, ove lo si trova esposto e attira oltre 6 milioni di visite. Si tratta dell’opera più ammirata del mondo, dopo la Gioconda!

Eppure, tutte le personalità che hanno avuto a che vedere con questa pietra, hanno subito un destino tragico: la regina Maria Antonietta, il discendente del banchiere Henry Philip Hope (che diede alla pietra il nome), senza dimenticare la ricca ereditiera americana Evalyn Walsh MacLean.

Copia del diamante blu HopeL’Hope rimane ancor oggi un mistero per gli scientifici e i ricercatori della Smithsonian Institution, che tentano di interpretare le caratteristiche proprie di questo diamante, come la sua fosforescenza rossa, e di spiegarne il carattere maledetto.

Secondo alcuni esperti, il diamante sarebbe originario di una miniera sita nella zona nord di Andhra Pradesh, nella regione della Golconda, India. La leggenda racconta che un minatore indiano lo trovo’ nel XVII secolo nelle grave in riva al fiume Krishna, e che lo poso’ su una statua della dea Sita.

L’esploratore Jean-Baptiste Tavernier si reco’ in India per la sesta volta nel 1663, e nel corso del suo viaggio, acquisto’ il diamante grezzo di 112 carati. Di ritorno in Francia, lo mostro’ al re Luigi XIV. Il Re Sole diede il diamante grezzo al più grande gioielliere dell’epoca, Jean Pittan, il quale impiego’ due anni a tagliarlo, riducendolo a 68,5 carati. Il diamante divenne un vero e proprio tesoro della corona di Francia, fu battezzato “Blu di Francia” e montato da Luigi XV sull’insegna del vello d’oro. Durante la Rivoluzione Francese, il “Blu di Francia” venne confiscato ed esposto nel “Garde Meuble National”, accanto al “Regent” e rubato nel 1792. A quanto pare fu portato in Inghilterra e tagliato di nuovo. Vent’anni e due giorni dopo il furto, cioè la durata per la prescrizione del delitto, un diamante di 45 carati fu messo in vendita. Questo diamante venne acquistato dal banchiere inglese Sir Henry Philip Hope, e ribattezzato “Hope”.

Nel 2005 gli esperti dello Smithsonian hanno ricostituito il “Blu di Francia” con un modello in cera e l’hanno confrontato all’ Hope, dimostrando che quest’ultimo proviene in effetti dal “Blu di Francia”.

Lord Francis Hope, discendente del ricco banchiere, lo eredito’ nel 1887, ma rovinato dalle stravaganze dispendiose della moglie, fu costretto a venderlo per saldare i debiti.

Diamante Hope al Museo Nazionale di Storia Naturale dello Smithsoniandiamante Hope Harry WinstonAll’inizio del XX secolo, il diamante “Hope” apparteneva a Cartier, che lo vendette nel 1911 ad una ricca ereditiera americana, Evalyn Walsh MacLean. Anche lei venne colpita dalla maledizione del diamante blu due anni dopo e perse i suoi due figli. Alla sua morte, gli eredi vendettero tutti i goielli e tesori di questa signora molto stravagante. Fu Harry Winston a comprarlo, il gioielliere delle star. Harry Winston ne fece dono al Museo Nazionale di Storia Naturale dello Smithsonian a Washington nel 1958. Nel 2010, per celebrare il 50 annivensario della donazione, Harry Winston lo fece montare temporaneamente in un gioiello dal disegno scelto dal pubblico americano, “Embracing Hope” (abbracciando la speranza), costituito da 450g di platino ed oltre 300 diamanti baguette.